Decisamente un ritorno in scena che in qualche modo sa incuriosire sin dalle prime battute, sin dai primi video rilasciati in rete ad anticipare tutto il lavoro. Che poi lo conosciamo bene Beppe Cunico, conosciamo questo mondo che dal progressive al pop abbraccia un bel ritorno agli anni ’70 e questa volta devo dire che il suono si rende assai più contemporaneo e decisamente solenne. “From Now On” è un disco imperioso che punta dritto alla speranza, alla serenità, al ricongiungersi umano e spirituale prima di tutto con se stessi e poi con la vita e con gli altri. Non distopico il futuro, ma di nuove rinascite. La chitarra protagonista colorata da certezze ritmiche e da arrangiamenti davvero internazionali.

 

Produzione che fa un salto in avanti rispetto all’esordio. La prima cosa che è cambiata?
Progettualità chiara fin dall’inizio e maggior esperienza nella scrittura. Il disco ha preso forma nella sua interezza dentro la mia testa e l’ho sviluppato.

In questi pochissimi anni in realtà sono tante le tecnologie e le mode ad essere state rivoluzionate. Tutto questo come ha lavorato sulle scelte di questo disco?

Il concept del nuovo album si basa su una personale interpretazione della lotta tra il bene Mian (amore, amicizia, altruismo, difesa del bene comune, tutela dell’ambiente) e il male Egon (egoismo, avidità, cinismo, odio) e quindi cerco di gridare al mondo, con parole e musica, il pericolo e la necessità di risvegliarsi e di contrastare molte delle nuove tendenze e stereotipi dannosi, con la speranza di un futuro migliore per le nuove generazioni. Senza lasciarmi influenzare dalle mode del momento, ho lasciato la mia creatività scatenarsi.

 

 

E dal passato prendi sempre quel gusto progressivo ed epico del rock. Hai pensato anche di scollarti da tutto questo? Ci sono citazioni o momenti di questo genere lungo l’ascolto?

La mia composizione prende sicuramente dal passato. Nel primo album “Passion,Love,Heart&Soul”, si sentono molto i 70’,mentre in “From Now On” sono più ‘80 oriented. Sono le decadi musicali che ho vissuto intensamente e saranno sempre al mio fianco. Ho una scrittura molto istintiva e dettata dalle mie limitate capacità come strumentista. Ma sicuramente crescendo da questo punto di vista, in futuro le mie nuove canzoni si evolveranno verso nuovi orizzonti, per il momento sentire Peter Gabriel o Tears For Fears o Steven Wilson in alcuni passaggi è normale…

 

Torni anche ad un video in animazione… bellissimo. Ce lo racconti?

Grazie a Federico Amata, che ha realizzato le tavole e Nicola Elipanni le animazioni, ho voluto evidenziare fin da subito le tematiche del disco. Il grigiore che sta avanzando per portarci ad un futuro distopico, causato da quel manipolo di poche persone avide, corrotte, egoiste che purtroppo governano il mondo e che, ad un certo punto, si rendono conto di aver perso le cose importanti della vita e cercano così un riscatto per lasciare una speranza di vita migliore. E da qui in poi parte il viaggio di Mian, che dopo la sua rinascita, parte alla scoperta del mondo nascosto di gente con i piedi per terra, che vuole ribellarsi a tutto ciò, che vuole combattere la logica del dare la colpa agli altri per sfuggire alle proprie responsabilità, che non vuole più sottostare alla competizione ad ogni costo.

 

Dunque un disco di speranza e non di “fine del mondo”… cosa vedi nel futuro?

Io sono positivo di natura e ho sempre fiducia che la razza umana sia capace di grandi cose. Nonostante i segnali siano molto preoccupanti, io, nel mio piccolo, cerco di fare la mia parte per sovvertire le sorti del mondo, stimolando e sensibilizzando. La musica vera può e deve essere un potente mezzo di comunicazione, di messaggi costruttivi. La storia è costellata da grandi esempi di civiltà promulgati attraverso la Musica.